Quaresima 2007

                    

Carissimi Fratelli e Sorelle in Cristo,

 

insieme abbiamo incominciato il nostro cammino quaresimale, protesi verso la gioia della risurrezione di Cristo, che rivive in noi i suoi misteri.

Vi ricordiamo che le vostre pressanti richieste di preghiera fanno parte della nostra vita quotidiana.

Ricordiamo le molteplici necessità particolari, avendo come “tela di fondo” l’orizzonte mondiale così carico di nubi per il presente e l’avvenire appoggiandoci alla dichiarazione che Dio nostro Padre fece nel libro dell’Esodo : “IL SIGNORE SONO IO”.

In questa certezza riposa la nostra fede così vacillante.

 

Vi lasciamo meditare uno dei pensieri recenti di Benedetto XVI:

 

Ispirandosi all’esempio dell’Apostolo Tommaso, il Papa ha raccomandato ai credenti di avere il coraggio di dire a Dio nei momenti d’incertezza: “Non ti comprendo – aiutami a capire. Con questa franchezza che è il vero modo di pregare, di parlare con Gesù, esprimiamo la pochezza della nostra capacità di comprensione, e al tempo stesso ci poniamo nell’atteggiamento fiducioso di chi si attende luce e forza da chi è in grado di donarle”.

 

Nel clima dell’Esodo che leggiamo nella liturgia quaresimale vi invitiamo a prendere conoscenza della realtà del Carmelo egiziano.

 

Le carmelitane scalze del Monte Carmelo – Haifa

  

Vieni e vedi!

 

Il monastero

 

Sacra Famiglia:

esempio di arte copta moderna

 

 

Ricreazione

 

La preghiera in Monastero

 

 

Santa Messa in Monastero

E’ l’invito di Gesù ad inoltrarti nel grande Egitto fino all’oasi di El Fayoum, una città la cui regione deve la sua fertilità alle acque che Giuseppe, vice-faraone d’Egitto di biblica memoria, fece deviare qui, rendendo facile la vita dei suoi abitanti, da allora fino ad oggi.

E’ qui che le carmelitane, figlie di Teresa, si sono trasferite, lasciando Matarieh, al Cairo, un luogo caro alla tradizione copta, come luogo di residenza della S.Famiglia, rifugiata in Egitto. Questo mistero dell’esilio ti accompagna dall’arrivo alla partenza (è questo pure il mistero a cui è dedicato questo monastero) perché qui immancabilmente tutto ti ricorda quello che il Vangelo ti annuncia: la fuga della S. Famiglia in Egitto. Il sole è rutilante, l’atmosfera è impregnata di odori forti e campestri, gli asini e i cavalli con i rispettivi calessi sono a loro agio, le altissime palme sfidano il cielo, datteri e banane sono a profusione, le eleganti ibis si sentono regine, bufali, capre, mucche assicurano l’alimentazione, mentre le coltivazioni di grano, fave, riso, legumi, cotone allietono il cuore di questi felici abitanti.  Ricchezza e povertà – fino alla miseria, coesistono, ma che importa? La speranza dell’aldilà dà il coraggio del quotidiano: ce l’assicura la testimonianza di una religiosa missionaria di Assiout, che scopre nei suoi cristiani le ragioni della speranza.

I 160.000 cristiani (comprese tutte le denominazioni) si perdono nei 59.000.000 abitanti, ma lottano pacificamente per il diritto di esistere, dopo secoli di coesistenza con l’islam, che giunse nel 639.

E’ ormai ora di approdare al Carmelo dell’oasi, tale sarebbe il titolo più appropriato di questa piccola comunità monastica, che non può suonare le sue campane, ma si rallegra che a 50 metri la moschea  segni i ritmi del tempo della lode divina : al momento dell’ufficio monastico risuona l’altoparlante del muezzin.

Qui tutto è nuovo, bello, pulito, intelligentemente distribuito e pensato con un senso monastico, adattato all’oggi. La voce della Chiesa invita da tempo i monasteri ad aprire il loro spazio perché i cristiani possano attingere alle sorgenti della spiritualità un soffio vitale.  Con coraggio, con perseveranza, con amore, concretizzato nel senso dell’ospitalità queste sorelle hanno realizzato una casa d’accoglienza che si articola in differenti edifici, con al centro una grande cappella luminosa e artistica, con meravigliose icone dipinte da una monaca del monastero. C’è la possibilità di accogliere gruppi o singoli, religiose e sacerdoti, famiglie o semplici visitatori.

La cosa più bella è che tutto il lavoro è assicurato dall’equipe di operai, ben formati, come monaci, perché tutto sia accogliente e pulito, degno dell’ospitalità egiziana e monastica. C’è tutta la fattoria che abbisogna di molto lavoro. La coltivazione del mango, dei datteri e delle olive assicura la vita delle monache, mentre i legumi e il latte delle bufale e delle mucche non mancano mai, così come le api, che danno un miele delizioso.                                                                 

Uva, banane, aranci e mandarini sono a profusione.  La distesa a perdita d’occhio di palme e non si sa di quante altre specie di alberi ci fa sentire nell’oasi.

 

Che di meglio per definire un Carmelo ? Non è questo il sogno di Teresa di Gesù per le case delle sue figlie: piccole oasi, nelle quali Nostro Signore possa ristorarsi, trovare asilo, in un clima di calda amicizia?  L’orazione non è proprio il “tratar de amistad” con Colui, dal quale sappiamo di essere amate?  E’ il “trahe nos”, attiraci dietro di te, di S.Teresina,  non è il senso più teresiano dell’intercessione?  Signore, tu sai tutto, tu conosci le pene e le gioie dei nostri amici, di coloro che ricorrono a noi con tanta fiducia, di coloro per i quali vogliamo stare alla tua presenza.

Le carmelitane sono in gran parte di tradizione copta, tranne le quattro sorelle irlandesi che hanno favorito con tanti sforzi l’inculturazione del Carmelo.

Se il francese serve in tante circostanze – compresa una parte della liturgia di rito latino – l’arabo è conosciuto da tutte e molto spesso il sacerdote celebra in rito copto la Messa, piuttosto abbreviata.

La liturgia delle ore è alternata in arabo e in francese, in una bell’armonia di possibilità mutue.

Se vuoi avere l’esperienza dell’ecumenismo spicciolo vieni qui : troverai dei giovani protestanti che passano qualche giorno di ritiro, assisterai alla Messa domenicale, dove gli operi copto-ortodossi del monastero si accostano alla comunione, mentre le sorelle ti racconteranno che sono state battezzate cattoliche in una chiesa ortodossa.

Ti assicuro che Teresa di Gesù si troverebbe a suo agio sotto questo cielo, tra questa gente che le ricorderebbe i mori tra i quali voleva andare per vedere Dio al più presto. Quante donne velate incontri per le strade! E quante donne musulmane portano i loro piccoli nella Basilica di S. Teresa di G.B. a Choubra (Cairo), perché è la grande amica di tutti e tutti la amano e la venerano, ma pochi sanno il legame di famiglia con le carmelitane di Fayoum. Lei è l’amica degli egiziani.

La ricchezza della tradizione carmelitana troverà sempre più un terreno fecondo, per portare fiori e frutti in abbondanza, per la gloria di Dio e la salvezza del mondo, se le acque del Nilo,che sono benedette ad ogni Messa, renderanno fecondo il deserto, dove migliaia di monaci si sono santificati.