L'ha pur detto l'Amor: sono luce,

 

quella luce che illumina il mondo

 

se qui in terra la cera e la fiamma

 

son quell'Uno che in cielo si specchia.

 

 

In ognuno di noi arde fiamma

 

che s'accende se incontra il suo cero.

 

Ma la fiamma da sola non brilla,

 

e da sola la cera non arde.

 

Stanca un giorno di esser bruciata,

 

di vedersi ridurre dal fuoco,

 

si sottrasse la cera alla fiamma;

 

e fu notte per loro e per tutti,

 

fu la morte per l'una e per l'altra.

 

Spaventate da questa sciagura,

 

risucchiate da sete di luce,

 

si rincorsero a mettersi insieme.

 

Se divise, si chiamano notte,

 

tutte e due, se unite, son luce.

 

Non volevo piu' starmene in terra,

 

reclamavo i diritti piu' strani.

 

Per il cielo io fiamma son nata,

 

verso l'alto saetta il mio guizzo.

 

Me ne vado da te, cera inerte,

 

per godermi l'azzurro del cielo.

 

Separata dal nero stoppino,

 

mi son spenta e fu notte e fu morte.

 

Perdonata tornai al mio cero,

 

che con festa mi ha accolta e riaccesa.

 

Solo uniti doniamo alla terra

 

quella luce che regna nel cielo.

 

Disuniti torniamo nel nulla.

 

Solo uniti possiamo cantare

 

e gustare la gioia del dono.

 

Grazie fiamma tornata al tuo cero,

 

grazie cero che l'hai perdonata.

 

Quant'e' vero che amando il fratello

 

puoi passare dalla morte alla vita,

 

dalla notte venire alla luce.

 

Dona cera ch'e' vita alla fiamma,

 

dona fiamma e in te brilla una luce.

 

Sai chi e' quella luce che accendi?

 

E' Gesu' che ti chiama a godere

 

gia' qui in terra l'azzurro del cielo.

 

(Da IL GIARDINO DI TERESA di Andrea Panont)