
IL
FIORE DEL CARMELO
Monastero del Monte Carmelo
di Haifa – Israele
(sito di solidarietà non a scopo di lucro)
Avvento 2007
Siamo
liete di offrire a quanti hanno conosciuto la nostra indimenticabile Sr.
Tarcisia una fresca testimonianza della sua vita.
Volutamente abbiamo lasciato il suo dettato colloquiale, scusandoci se
manca la purezza della lingua italiana.
Ora che gode della piena libertà nel Regno dei Cieli, possa ella
ottenerci la santa libertà dei figli di Dio.
50° DELLA MIA PROFESSIONE
1997
Mia cara Sr M. Giuseppina, ora sei N.
Madre, per questo devo obbedirti; mi viene da ridere perché voi sapete già
tutte le mie avventure: quante volte, per tenervi allegre, ve le ho raccontate!
Farò del mio meglio, senza preoccupazione di ordine alcuno, e scriverò ciò che
mi ricordo perché tutto è impossibile e tante cose non si possono dire a
parole!
A dire il vero, la
mia storia d’amore con il Signore cominciò verso i 12 anni,
quando frequentavo l’oratorio: le
Suore ci facevano fare dei lavoretti ed eravamo retribuite con qualche soldino:
il lavoro consisteva nel fare nodi alle salviette che la Ditta Ravasio passava
alle Suore per questo. Là si
lavorava e si pregava insieme. Mi ricordo una piccola preghiera che dico
tuttora: “Tutto per voi, mio Dio, mio bene immenso quanto faccio, dico e penso
e,ad ogni respiro intendo donarvi l’anima e
consacrarvi il cuore per crescere sempre più nel vostro santo e divino Amore.”
Le Suore ci facevano fare commedie e cantare, ricordo che una volta, a causa
della mia bella voce, mi fecero fare l’Immacolata, anche se il mio volto, per
niente bello, non era proprio adatto; alla fine, mi ricordo, quel canto era
così alto che feci una piccola stonatura, che non sfuggì al mio Parroco che era
presente; infatti venne poi da noi ragazze e mi disse,
ridendo, “Ah! La Madonna ha stonato!” e mi ha preso bene in
giro: era lui fin d’allora, il mio confessore. Ogni giorno mi comunicavo
con grande fervore e mi ricordo che avevo un libricino con la preparazione e il
ringraziamento: fedelissima a recitare tutta d’un fiato, continuai così fino
verso i 14 anni. In quel tempo venivano a Sarnico, nella loro
casa nuova, nei mesi della vacanza, i miei parenti di Milano e alla domenica e
qualche altra sera portavano con loro noi ragazze, ne avevamo due quasi della
mia stessa età, a un ristorante vicino al lago dove c’era anche un luogo per
danzare: io non ero affatto capace di danzare, ma, invitata, volli provare e ci
riuscii subito e molto bene e la cosa si ripeté anche con delle amiche:
figurarsi… nel mio piccolo paese, subito si venne a sapere e così fui esclusa
dalle “figlie di Maria” cui appartenevo. E la Nilla nel suo grande
orgoglio, disse alle sue amiche: “Proprio per questo, imparerò a danzare anche
meglio… e andrò ancora!”…
È così
che lasciai la mia S. Comunione e divenni assai leggera, anche se credevo di essere
una brava figliola. In questa mia condotta non c’era nessun peccato… è vero, ma
c’erano tanta dissipazione e leggerezza. Il cinema divenne pure la mia
passione. La vanità era il mio primo difetto: vestiti ben attillati e assai
corti erano di mio gusto. A questo proposito devo raccontare quello che una
volta mi capitò proprio in chiesa. Era un primo venerdì del mese e ci tenevo a
fare la S. Comunione perché era il nono! Io ci contavo molto: mi avevano detto infatti che Gesù aveva rivelato che per chi avesse fatto la
comunione per nove venerdì –primi venerdì, consecutivi, il Paradiso era
assicurato… ma ecco cosa mi arrivò come un fulmine a ciel sereno: un curato, al
quale non ero per niente simpatica, essendo solo quel giorno perché il mio
Parroco era assente, si mise in mezzo alla chiesa e con voce forte gridò:
“Cinoni, (è il mio cognome) torni indietro!” …io ero già quasi arrivata alla
balaustra dove si stava distribuendo la Comunione, a quelle parole, tutta
confusa, tornai immediatamente indietro, uscii dalla chiesa ed andai diretta a
casa. Ma il pensiero e il timore di perdere così il mio ultimo venerdì mi
diedero la grazia e la forza di fare il più grande atto di umiltà della mia
vita: tutta calma cambiai l’abito molto stretto e chiaro che indossavo (ricordo
era una maglia di lana rosa e una gonna molto chiara), mi vestii tutta di nero
e tornai in Chiesa per ricevere la S. Comunione … come se nulla fosse avvenuto,
ti puoi immaginare tutto il parlare che si fece, in tutti i sensi, …e pensare
che proprio questo stesso curato, quando andai a salutarlo prima di partire per
il Carmelo, mi disse con la più grande sicurezza: “Tu
ci resterai per sempre!” Aveva certamente ragione il mio Parroco di dirmi che
se aveva fatto una cosa simile era perché voleva troppo bene alla sua pecorella
che vedeva sbandarsi e allontanarsi dal Signore.
Così con tutte le mie vanità e amicizie
conobbi pure un giovane che divenne poi mio fidanzato. Egli però era molto
diverso di me: io in fondo ero sempre molto credente, egli no, al contrario.
Continuammo per qualche anno fino a che egli fu chiamato alle armi perché la
guerra stava per cominciare, egli era aviatore. Io avevo allora solo 19 anni…
ricominciai a frequentare la chiesa e chiesi di entrare nell’Azione Cattolica.
Poco dopo, Comunione quotidiana. Il Parroco riprese a guidare la sua pecorella
tornata all’ovile. Il primo libro che mi diede da leggere fu «Eva Lavallière» …
ma pian piano passò a libri più spirituali. La grazia lavorava e trovava in me
grande docilità ed entusiasmo. Avevo ancora il fidanzato, ma cominciavo ad
innamorarmi di Gesù. Pensai di lasciarlo… con suo grandissimo disappunto: egli
era soldato in Africa. Un giorno feci al Signore la promessa che quel giovane
non l’avrei mai più voluto come fidanzato. Venni poi a sapere che egli morì
proprio quel giorno ferito gravemente alla testa da una scheggia. Ho tanto
pregato per la sua salvezza e a questo scopo, offrii al Signore i primi
sacrifici che mi costarono tanto: allungare gli abiti, lasciar crescere i
capelli, rinunciare al cinema, al quale andavo tanto
volentieri. Questi primi sacrifici per me furono eroici. Come è vero che Dio
non
guarda all’entità del dono, ma all’amore con il quale
si dona. Sono convinta che queste cose mi hanno ottenuto
la grande e meravigliosa grazia della vocazione religiosa. Lasciare poco a poco
tutte le vanità mi costò veramente molto. Quando andavo al mercato, il giovedì,
in piazza, vedevo esposte tante belle qualità di sete… che mi attiravano molto
e pensavo: “Per seguire Gesù dovrò lasciare tutto questo!” Ma, dopo aver molto
pregato, e soprattutto la Madonna, decisi di staccarmi da tutto per essere
solamente Sua. Dopo questa decisione, tinsi tutti i miei abiti in nero e
lasciai crescere i capelli. Ricordo che un
giorno ero in chiesa, il mio Parroco mi si avvicinò e mi disse con un
fare un po’ serio – “Ma cosa ti viene in mente ! Non vorrai, per caso, farti monaca!” come se questo fosse un
peccato. Capivo che dovevo veramente staccarmi da tutte le vanità cui
ero così affezionata. Non sapevo però ancora cosa avrei fatto in pratica, poi,
riflettendo, pensai: “Il Signore è il Re del Cielo e della terra, cosa voglio
di più?” Questa era pure la risposta che davo alle amiche che volevano burlarsi
di me vedendo che ero quasi irriconoscibile per il mio modo di vestire. Anche i
parenti – si può capire – non erano contenti. Ma, il mio pensiero fisso era che
dovevo riparare tutti gli scandali causati prima dal mio abbigliamento
provocante. Per cominciare, feci il mio voto di verginità in segreto (privato),
ma, s’intende, d’accordo e con il consenso del Parroco, mio santo direttore
spirituale. Più tardi, conobbi sul lavoro, le figlie di S. Angela che, te lo
dico francamente, non avevo mai potuto vedere per quel loro modo di vestire, e,
essendo così pie, mi davano perfino fastidio; ma, poi, compresi come erano
buone e , soprattutto, quale spirito di sacrificio
avevano, e, così, volendo io esser religiosa nel mondo, scelsi questa
Congregazione molto umile e quasi disprezzata dalla gente. Avevo ancora i genitori
e non volevo lasciarli soli, volevo restare con loro: per questo dai 20 ai 25
anni restai in questa Congregazione di S. Angela. Io, però, ero sempre la Nilla
di prima, cioè mi piaceva scherzare ed essere allegra e mi ricordo che una
volta andai alla Casa Madre a Bergamo con tre altre amiche di Sarnico, per un
ritiro di quattro giorni. Ci assegnarono una bella stanza, dove si tenevano le
cose della chiesa: biancheria, ecc… Io ero così contenta che, non sapendo come
esprimere la mia gioia, di nascosto delle mie tre compagne che in quel momento
si trovavano giù in chiesa, con degli asciugamani feci una specie di persona e
la misi in uno dei quattro letti della stanza e me ne andai. Ed ecco cosa
avvenne: invece delle mie amiche, ecco che dovette andare proprio in quella
stanza, per prendere della biancheria, la sottopriora della casa. Essa quando
vide quel fagotto nel letto, oltre che spaventarsi, si scandalizzò del nostro
contegno da monelle. Noi quattro eravamo ben unite, tutte serie, nella grande
sala, e ascoltavamo la conferenza. La Madre Superiora si alzò tutta seria e
disse: “Vorrei sapere chi è quella sorella che ha avuto
tanto ardire da fare quella pagliacciata nella stanza
del Cappellano.” Io –come un fulmine – mi alzai e dissi:
“Sono stata io! Io, sola” Questo lo dissi con una così
grande contrizione e umiltà che la madre si commosse e, invece di sgridarmi
come avrebbe con ragione dovuto fare, fu quella mia breve frase un dolce
ricordo al suo cuore tanto che me la ricordò quando andai a salutarla prima di
entrare al Carmelo e mi disse che per la mia immediata e sincera contrizione
lei mi volle ancora più bene. La grazia della contrizione la devo al
Signore e mi è diventata naturale ogni volta che mi capita di combinare
qualcosa di sbagliato. A questo proposito, cara Suor Maria Giuseppina, voglio
raccontarti un casetto assai grazioso: avvenne un giorno quando ancora con la
mia compagnia di amiche danzanti in occasione di una grande festa dovevamo
andare a confessarci per forza. Ebbene, tutte in fila scegliemmo un anziano
cappellano che c’era nel mio paese, in più del parroco e del curato. Tutte
scesero dal confessionale un po’ mortificate e… senza l’assoluzione. Io ero
l’ultima e al contrario mi assolse dal mio peccato, perché certamente aveva
capito che avevo una bella contrizione e penso proprio che fosse vero. Carina,
vero ?... Ho perso un po’ il segno e non so più cosa
stavo dicendo. Facciamo punto per questa sera.
(Ho riso di cuore scrivendo questo
ricordo).
15
ottobre
Poi vennero i tre anni della guerra e
persi i miei genitori. Ancora non pensavo al convento. Nel
frattempo io ero presso le crocerossine, che avevano occupato a Sarnico con i
dottori, gli ufficiali e i malati tutti gli ambienti, sia le più belle ville,
sia l´ospedale che il convento delle suore, ecc. Mi ricordo bene che stavo
pulendo la doccia della crocerossina-capo e mi venne tutto all’improvviso il
pensiero che mi diceva: “Cosa fai qui? Perché non vai in un monastero di
clausura?” – Ci pensai, pregai e poi parlai con il mio Parroco: Lui rimase
contento, anche se non mi aveva mai detto nulla in proposito; certamente lo
desiderava e mi disse: “Scegli tu ciò
che vuoi, vedi! “La Provvidenza volle che io mi accorgessi
che in un nostro altare della chiesa vi fosse una grande pittura di S. Teresa.
Senza conoscerla dissi al Parroco: “Io scelgo di andare nell’Ordine di questa
Santa”. Lui felicissimo mi rispose: “Molto bene, quest’Ordine
è il Carmelo, il più bello di tutti i quattro. Lui amava molto il
Carmelo, ogni quindici giorni andava fino a Capriolo, lontano 10 kilometri.
Invitò
un Padre di là, P. Germano, che mi indicò il Carmelo di Brescia, che lui
conosceva bene, dicendomi che era stato fondato da pochi anni, e c’era molto
fervore. La priora è una contessa della Sardegna, molto giovane. Era il 5 del
mese di agosto. Il Parroco mi scrisse una lettera di presentazione e con una
mia amica, che amava tanto il Carmelo andammo a Brescia. Quel giorno tutto si
mise contro il mio progetto: cominciai con il perdere non so come la lettera di
presentazione, cominciò la pioggia e arrivata a Brescia non si poteva
attraversare la via, perché la pioggia era un vero torrente. Le nostre povere
scarpe erano come degli stracci e andammo dai miei parenti per asciugarle al
fuoco, ma erano ormai perse per sempre. Che fare? Ci furono ancora altri
incidenti, che non sto a raccontare, ma la nostra volontà di arrivare su fino
al Carmelo è stata più forte di ogni ostacolo, così che a forza di chiedere
arrivammo un po’ trafelate al Carmelo. E dire che per l’occasione (avendo io
tutti gli abiti tinti di nero) mi feci imprestare da una amica
una camicetta tutta bianca, pensando che mi avrebbero visto meglio…
Nell’entrare in parlatorio sentii nel mio cuore una sicurezza che in quel posto
ci sarei restata per sempre e fu proprio vero.
Vidi le Madri: erano tre, con il velo
calato. Nonostante le mie amiche mi avessero detto di non dire nulla della mia
vita passata, cominciai col dire che ero lo scandalo
del paese, ecc. ecc. Mi chiesero le mie intenzioni e raccontai un po’ dei miei
genitori, che ero sola con mio fratello, ma sposato a Milano per il suo lavoro.
Non avevo nessun ostacolo da parte mia desideravo entrare presto. Sorrisero di
cuore per le mie trovate, così spontanee e mi dissero che avrebbero pensato e
scritto. La risposta si fece attendere un bel po’, ma poi arrivò e dico subito
le prime righe della risposta molto incoraggiante… “Signorina, non so se lei
potrà restare in clausura, come la nostra, col suo carattere orgoglioso e
altero ”. Rimasi un po’ in sospeso, ma continuai con coraggio a leggere la
lettera fino alla fine e mi si invitava ad andare quando avrei voluto perché
potessi conoscere le sorelle capitolari. Corsi subito dal parroco con la buona
novella, ma i due complimenti mi erano restati ben impressi nella mente,
orgogliosa e altera. “Beh, non è poi troppo vero”, pensavo, ora posso dire che
avevano visto bene e neanche tutto… Poverette, lo avrebbero poi visto avverarsi
ancora, dopo tanti anni, ma la bontà delle mie Madri è sempre stata così
grande, da coprire sia l’orgoglio che l’alterigia e non hanno mai guardato che
alla mia buona volontà di ricominciare ogni giorno. Ecco tutto!
Il giorno dell’entrata fu fissato per
il 28 febbraio e dopo incominciava subito la Quaresima. Non sto a dirti tutto quello
che feci prima di entrare, tu sai già tutto, vengo invece alla mia prima
esperienza del Carmelo.
Mi misero subito a
lavori che mi ripugnavano non poco, portare sassi di qua e di là, portare
concime per l’orto e il giardino: era questo l’esercizio delle postulanti per
farci muovere, ma io con gentilezza dissi alla Madre Maestra: “Madre, mi dica
un po’, è che noi siamo delle schiave, qui? Con tutto
questo lavoro ?” – Era umiltà, questo, vero? Ma io pensavo che era giustizia.
Un altro giorno mi presentai alla Madre
con un piccolo straccio che mi aveva
dato per spolverare la cella, dicendo: “Madre Mestra, questo straccio bisogna
cambiarlo, è troppo piccolo per me”. Ella mi guarda e
sorridendo mi risponde: “Dimmi, Nilla, quanto mobilio hai in cella per dirmi
che non ti basta? “ Difatti non avevo che il
piccolissimo tavolino, la sedia e nient’altro; mi sentii un po’ confusa,
dovendo dare ragione anche questa volta: Quante ne abbia fatte – mi dico ora –
solo il Signore, che vede nel cuore lo sa e, mi ha salvato con veri miracoli
dalle mie imprudenze. Bisognava attraversare il mare, per poter maturare
un po’ su questo punto; però anche qui ne ho fatte molte, tu lo sai, cara Sr.
Giuseppina.
Sono sicura che dopo 53 anni di vita
religiosa c’è qualcosa di nuovo che può farti piacere ed è bene che io te lo
scriva: Tutti questi anni sono marcati di tanta e tanta gioia. Al Carmelo ho
veramente trovato tutto ciò che si può desiderare per essere pienamente felici,
fin da questa terra d’esilio. Vorrei gridarlo a voce molto alta; l’amore del
Signore è la mia sola ed unica Gioia !!!
Sono felice del mio Dio e sempre lo è
stato.
Quanto
ho amato sentirmi e vedermi tanto povera e vedere Lui così meravigliosamente
santo, amabile, dolcissimo e misericordioso. Che dire di Gesù? Il mio solo
Tesoro che posso offrire al Padre per potergli dare tanta gioia e gloria
infinita, ad ogni battito del mio cuore. Beninteso tutto attraverso il Cuore
Immacolato della nostra SS. ma Mamma Immacolata, perché Lei sola è degna di
questa divina offerta. Dopo Dio Ella pure è causa della mia gioia.
Che dire dello Spirito santo? Ne ho
fatto l’esperienza l’anno del mio 25mo di Professione. Quell’anno di grazie
infinite non potrò più dimenticarlo e proprio da questo si è orientata la mia
vita carmelitana; fare della mia vita un incessante “Veni Sancte Spiritus”.
Ormai la Trinità è tutto, tutto ciò che possiamo amare, vivere assieme e formare un solo Amore. La gioia così è
arrivata al colmo e questa gioia mi pare così vera, così reale che basta per riempire
tutta una vita, non solo terrena ma pure del Cielo. Posso dire che d’ora in
avanti sarò nel cuore della Chiesa “Missionaria della gioia”, cominciando -si
capisce- coi miei prossimi, che per me sono le mie sorelle, sicura che tutto
passerà attraverso il Corpo Mistico di Gesù, questa realtà che è pure sempre
stata tutta la mia gioia.
Per la Vergine Santa, lo Spirito Santo
farà bene ogni cosa, sia pure attraverso “la povera canna fessa” che io sono.
Ad ogni caduta c’è sempre un rimedio, rialzarsi subito con un atto d’amore e
fiducia nell’amore del Padre del Cielo e di tutti, come una piccola palla che
si rialza prontamente ad ogni caduta.
Cara Sr. Giuseppina non ho altro da
aggiungere. Le parti colorite le conosci tutte a memoria.
Tua
Sr. Tarcisia