
IL
FIORE DEL CARMELO
Monastero del Monte Carmelo
di Haifa – Israele
(sito di solidarietà non a scopo di lucro)
12/03/2007 - Una riflessione sulla Quaresima dalle carmelitane scalze
di Haifa
Dal monastero del Monte
Carmelo di Haifa (Israele)
Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,
insieme abbiamo incominciato il nostro cammino quaresimale, protesi
verso la gioia della risurrezione di Cristo, che rivive in noi i suoi misteri.
Ricordiamo le molteplici necessità particolari, avendo come “tela di fondo”
l’orizzonte mondiale così carico di nubi per il presente e l’avvenire,
appoggiandoci alla dichiarazione che Dio nostro Padre fece nel libro
dell’Esodo: «Il Signore sono io». In questa certezza riposa la nostra fede così
vacillante.
Vi lasciamo meditare uno dei pensieri recenti di Benedetto XVI. Ispirandosi
all’esempio dell’Apostolo Tommaso, il Papa ha raccomandato ai credenti di avere
il coraggio di dire a Dio nei momenti d’incertezza: «Non ti comprendo – aiutami
a capire. Con questa franchezza che è il vero modo di pregare, di parlare con
Gesù, esprimiamo la pochezza della nostra capacità di comprensione, e al tempo
stesso ci poniamo nell’atteggiamento fiducioso di chi si attende luce e forza
da chi è in grado di donarle».
Nel clima dell’Esodo che leggiamo nella liturgia quaresimale, vi
invitiamo a prendere conoscenza della realtà del Carmelo egiziano. È l’invito
di Gesù ad inoltrarti nel grande Egitto fino all’oasi di El Fayoum, una città
la cui regione deve la sua fertilità alle acque che Giuseppe, vice-faraone
d’Egitto di biblica memoria, fece deviare qui, rendendo facile la vita dei suoi
abitanti, da allora fino ad oggi. È qui che le carmelitane, figlie di Teresa,
si sono trasferite, lasciando Matarieh, al Cairo, un luogo caro alla tradizione
copta, come luogo di residenza della S.Famiglia, rifugiata in Egitto. Questo
mistero dell’esilio ti accompagna dall’arrivo alla partenza (è questo pure il
mistero a cui è dedicato questo monastero) perché qui immancabilmente tutto ti
ricorda quello che il Vangelo ti annuncia: la fuga della Sacra Famiglia in
Egitto. Il sole è rutilante, l’atmosfera è impregnata di odori forti e
campestri, gli asini e i cavalli con i rispettivi calessi sono a loro agio, le
altissime palme sfidano il cielo, datteri e banane sono a profusione, le
eleganti ibis si sentono regine, bufali, capre, mucche assicurano
l’alimentazione, mentre le coltivazioni di grano, fave, riso, legumi, cotone
allietono il cuore di questi felici abitanti. Ricchezza e povertà – fino alla
miseria, coesistono, ma che importa? La speranza dell’aldilà dà il coraggio del
quotidiano: ce l’assicura la testimonianza di una religiosa missionaria di
Assiout, che scopre nei suoi cristiani le ragioni della speranza.
I 160 mila cristiani (comprese tutte le denominazioni) si perdono nei 59
milioni di abitanti, ma lottano pacificamente per il diritto di esistere, dopo
secoli di coesistenza con l’islam, che giunse nel 639. È ormai ora di approdare
al Carmelo dell’oasi, tale sarebbe il titolo più appropriato di questa piccola
comunità monastica, che non può suonare le sue campane, ma si rallegra che a
Qui tutto è nuovo, bello, pulito, intelligentemente distribuito e
pensato con un senso monastico, adattato all’oggi. La voce della Chiesa invita
da tempo i monasteri ad aprire il loro spazio perché i cristiani possano
attingere alle sorgenti della spiritualità un soffio vitale. Con coraggio, con
perseveranza, con amore, concretizzato nel senso dell’ospitalità queste sorelle
hanno realizzato una casa d’accoglienza che si articola in differenti edifici,
con al centro una grande cappella luminosa e artistica, con meravigliose icone
dipinte da una monaca del monastero. C’è la possibilità di accogliere gruppi o
singoli, religiose e sacerdoti, famiglie o semplici visitatori.
La cosa più bella è che tutto il lavoro è assicurato dall’equipe di
operai, ben formati, come monaci, perché tutto sia accogliente e pulito, degno
dell’ospitalità egiziana e monastica. C’è tutta la fattoria che abbisogna di
molto lavoro. La coltivazione del mango, dei datteri e delle olive assicura la
vita delle monache, mentre i legumi e il latte delle bufale e delle mucche non
mancano mai, così come le api, che danno un miele delizioso. Uva, banane,
aranci e mandarini sono a profusione. La distesa a perdita d’occhio di palme e
non si sa di quante altre specie di alberi ci fa sentire nell’oasi.
Che di meglio per definire un Carmelo ? Non è questo il sogno di Teresa
di Gesù per le case delle sue figlie: piccole oasi, nelle quali Nostro Signore
possa ristorarsi, trovare asilo, in un clima di calda amicizia? L’orazione non
è proprio il “tratar de amistad” con Colui, dal quale sappiamo di essere amate?
E’ il “trahe nos”, attiraci dietro di te, di S.Teresina, non è il senso più
teresiano dell’intercessione? Signore, tu sai tutto, tu conosci le pene e le
gioie dei nostri amici, di coloro che ricorrono a noi con tanta fiducia, di
coloro per i quali vogliamo stare alla tua presenza.
Le carmelitane sono in gran parte di tradizione copta, tranne le
quattro sorelle irlandesi che hanno favorito con tanti sforzi l’inculturazione
del Carmelo. Se il francese serve in tante circostanze – compresa una parte
della liturgia di rito latino – l’arabo è conosciuto da tutte e molto spesso il
sacerdote celebra in rito copto la Messa , piuttosto abbreviata. La liturgia
delle ore è alternata in arabo e in francese, in una bell’armonia di
possibilità mutue.
Se vuoi avere l’esperienza dell’ecumenismo spicciolo, vieni qui:
troverai dei giovani protestanti che passano qualche giorno di ritiro,
assisterai alla Messa domenicale, dove gli operi copto-ortodossi del monastero
si accostano alla comunione, mentre le sorelle ti racconteranno che sono state
battezzate cattoliche in una chiesa ortodossa. Ti assicuro che Teresa di Gesù
si troverebbe a suo agio sotto questo cielo, tra questa gente che le
ricorderebbe i mori tra i quali voleva andare per vedere Dio al più presto.
Quante donne velate incontri per le strade! E quante donne musulmane portano i
loro piccoli nella Basilica di S. Teresa di G.B. a Choubra (Cairo), perché è la
grande amica di tutti e tutti la amano e la venerano, ma pochi sanno il legame
di famiglia con le carmelitane di Fayoum. Lei è l’amica degli egiziani.
La ricchezza della tradizione carmelitana troverà sempre più un terreno
fecondo, per portare fiori e frutti in abbondanza, per la gloria di Dio e la
salvezza del mondo, se le acque del Nilo,che sono benedette ad ogni Messa,
renderanno fecondo il deserto, dove migliaia di monaci si sono santificati.
pubblicato
dal sito “Mondo e Missione” http://www.mondoemissione.it